Tax Control Framework è oggi un elemento centrale nella strategia fiscale delle imprese. Negli ultimi mesi, è passato da essere un tema di “compliance avanzata” a diventare un pilastro nella gestione del rischio fiscale.
Le recenti evoluzioni normative e operative (dalla riforma fiscale al rafforzamento del regime di Cooperative Compliance) stanno rendendo il TCF sempre più accessibile, ma anche più strutturato e verificabile.
E qui emerge un punto chiave: progettare un TCF è solo l’inizio. La vera sfida è farlo funzionare ogni giorno.
Tax Control Framework: dalla progettazione alla realtà operativa
Molte organizzazioni hanno già avviato (o completato) attività fondamentali:
- mappatura dei rischi fiscali
- definizione della Risk & Control Matrix
- formalizzazione delle procedure
- predisposizione della documentazione per audit e certificazione
Ma il contesto normativo attuale richiede qualcosa in più.
Il TCF non è più solo un modello da documentare: è un sistema vivo, che deve dimostrare nel tempo la propria efficacia.
Nel regime di adempimento collaborativo, infatti, le imprese devono garantire un sistema continuo di rilevazione, misurazione e gestione del rischio fiscale, non una fotografia statica.
Tax Control Framework e la gestione continua
È qui che molte aziende si bloccano.
Perché nella pratica quotidiana emergono criticità concrete:
- aggiornamento costante della mappa dei rischi
- tracciabilità delle evidenze
- monitoraggio dei controlli nel tempo
- coordinamento tra funzioni diverse (tax, finance, internal audit)
- preparazione di documentazione coerente per Agenzia delle Entrate e certificatori
In altre parole: il problema non è sapere cosa fare, ma riuscire a farlo in modo sistematico, coerente e dimostrabile.
Un esempio concreto: quando il controllo esiste, ma la prova no
Durante un recente confronto con un cliente è emersa una difficoltà molto concreta.
Il controllo viene eseguito — anche con frequenza mensile — ma nel momento in cui, dopo uno o più anni, viene richiesta l’evidenza, il problema diventa operativo:
- trovare il file corretto
- ricordare come era strutturata la prova
- ricostruire cosa era stato fatto
Non è un problema di esecuzione del controllo. È un problema di gestione della prova nel tempo.
È esattamente qui che un sistema strutturato fa la differenza, in tre modi:
- Integrazione con i sistemi operativi (es. ERP)
Se il controllo viene eseguito in sistemi come SAP, l’evidenza può essere acquisita automaticamente. - Gestione operativa e reminder
Quando l’integrazione non è possibile, il sistema definisce chiaramente quale evidenza è richiesta e attiva notifiche operative. - Standardizzazione e memoria del controllo
La descrizione del controllo e della prova resta salvata e accessibile nel tempo.
Non basta eseguire un controllo. Bisogna renderlo ripetibile, tracciabile e dimostrabile.
Normativa più aperta, ma anche più esigente
L’introduzione del TCF opzionale e l’estensione del regime anche a soggetti “sotto soglia” stanno ampliando il numero di aziende coinvolte.
Allo stesso tempo:
- aumentano le aspettative sulla qualità del sistema
- cresce il ruolo della certificazione indipendente
- diventa centrale la capacità di dimostrare il funzionamento del TCF nel tempo
Il modello si basa su un principio chiaro: trasparenza e dialogo continuo con l’Amministrazione finanziaria.
E la trasparenza, senza dati strutturati e tracciabili, resta solo teoria.
Dal controllo al sistema: il ruolo della digitalizzazione
Per rendere sostenibile un TCF nel tempo, serve un cambio di approccio:
da attività manuali e frammentate a un sistema integrato e digitale.
Un TCF efficace oggi deve:
- collegare rischi, controlli e processi
- automatizzare workflow e responsabilità
- centralizzare evidenze e documentazione
- garantire audit trail e tracciabilità completa
È esattamente qui che strumenti digitali come eDIMI fanno la differenza.
Il punto di svolta: da compliance a governance
Le aziende che stanno ottenendo risultati concreti sono quelle che hanno fatto questo passaggio:
da una logica di adempimento a una logica di governo del rischio fiscale.
Questo significa:
- integrare il TCF nei processi aziendali
- renderlo parte delle decisioni
- utilizzarlo come strumento di dialogo con l’Agenzia delle Entrate
Non è solo compliance. È governance.
Il Tax Control Framework non è più un progetto da completare, ma un sistema da gestire.
In questo contesto, la differenza non la fa chi ha un TCF documentato, ma chi riesce a dimostrare, nel tempo, che quel sistema funziona davvero.
È proprio su questo punto che si inseriscono soluzioni come eDIMI, sviluppata da Luptax: non come semplice supporto operativo, ma come infrastruttura digitale pensata per rendere il TCF tracciabile, continuo e sostenibile.
Perché oggi, gestire il rischio fiscale non significa solo essere compliant, ma avere il controllo reale (e dimostrabile) dei propri processi.



